Essere associato alla “massa” non ti piace e non fa per te? Ti svelo come rendere la tua identità familiare ancora più di elite e irrangiungibile.

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Qualche giorno fa parlavo con una mia amica di quanto fosse importante per l’essere umano mantenere una identità personale, distinguibile.

Ne parlavamo a proposito di chi decide di trasferirsi a vivere in un’altra città o in un altro stato, allontanandosi così dalle proprie radici.

A chi come lei e me, ha scelto di vivere in un paese diverso da quello di origine, si pone il problema di mantenere un’identità pur accettando di integrarsi nella cultura del paese ospitante condividendone le abitudini.

Ci siamo poste delle domande:

  • dove è il confine tra mantenimento e adattamento della propria identità?
  • è importante mantenere i tratti distintivi delle proprie origini?
  • qual è il bagaglio culturale, familiare e personale che ci portiamo appresso?

Altre domande sono uscite durante questa conversazione e ne ho tratto un quadro interessante.

Tornando verso casa, dopo esserci salutate, ho passato il tempo del viaggio a pensare a quanto ci eravamo dette e sono giunta ad una conclusione:

non è perché ci si sposta a determinare il cambio, la variazione o la perdita delle nostre origini; è la decisione personale di mantenerle vive e attuali nella nostra storia personale e nella nostra mente.

Ci sono dei modi di fare e di comportarsi, dei segni esteriori che possono contribuire a mantenere vivo il ricordo delle nostre origini, distinguendoci dalla “massa” che spesso sembra invece voler confondersi e perdersi in qualcosa di grigio e informe, assolutamente anonimo e privo di identità.

L’indipendenza è il nostro mantra, essere unici, distinguibili, essere conformi solo a sé stessi.

Detestiamo quello che in inglese si chiama il “pigeon hole”, l’essere incasellati come i piccioni in un contesto di azioni o pensieri comuni a molte altre persone.

Preferiamo scegliere dove collocarci, a chi accompagnarci e chi frequentare.

Siamo selettivi e sì, forse anche un po’ supponenti.

Nella mia esperienza personale questo comportamento è dettato da una serie di esperienze vissute lungo tutta la mia vita.

Sono una che non si accontenta e che preferisce la solitudine alla massa indistinta di umanità varia.

Scelgo accuratamente chi frequentare e con la stessa accuratezza seleziono anche gli ambienti dove andare.

La scelta è quella che fa di te e me, persone indipendenti e orgogliose.

Appartenere ad una élite può essere motivo di profondo orgoglio.

Ed è proprio di questo che ti voglio parlare.

Quanto è importante per te identificarti con la tua storia, con quella delle tue origini?

Puoi ottenere che la storia della tua famiglia abbia il posto che merita attraverso un simbolo grafico che ne raccolga l’eredità morale e materiale.

Qualcosa che ricordi a tutti i tuoi amici e conoscenti la grandezza delle tue radici, qualcosa di cui essere orgoglioso.

Questo simbolo è lo stemma familiare o araldico.

Se ne possiedi uno sei avvantaggiato, se non lo possiedi mi dispiace per te, seriamente!

Molti affermano che oggi uno stemma familiare non ha più senso, non ha più motivo di essere; che è anacronistico e antisociale.

Questa è la “massa” a parlare; proprio quella di cui ti parlavo prima, quella massa indistinta, piatta o amorfa incapace di sviluppare un pensiero personale preferendo l’adeguamento ad un pensiero comune.

Ti confesso che anche io, da parte di madre, ho uno stemma familiare che ho rifiutato a lungo.

Solo in tempi recenti l’ho accettato e apprezzato.

Pensavo, sbagliando, che avere uno stemma familiare fosse motivo di divisione e di conflitto, quasi di vergogna.

Per una certa parte della mia vita ho pensato che adeguarmi e conformarmi fosse la scelta più giusta, più socialmente accettabile.

Tutti desideriamo essere accettati, un rifiuto ed essere messi in disparte può far male.

Non capivo che il conformarmi non mi avrebbe mai dato quello che desideravo: un luogo della mente dove sentirmi finalmente nel posto giusto, un posto che mi appartenesse e potessi sentirmi a mio agio.

Stavo tradendo le mie origini che mi appartenevano.

La differenza, nel mio caso, l’ha fatto il mio atteggiamento: accettazione invece di rassegnazione.

Attitudine attiva contro attitudine passiva.

Ho fatto ricerche e attinto alla tradizione orale della mia famiglia. Un mio cugino di primo grado ha fatto un ottimo lavoro di investigazione che io ho sfruttato.

Scoprendo così una storia familiare interessante, a tratti gloriosa a tratti più banale, mai noiosa.

È apparso uno stemma in oro e blu, graficamente semplice e diretto.

Siamo vichinghi, normanni, maltesi e siciliani. Commercianti di preziosa seta, grandi proprietari di immobili di pregio con il titolo di conti. Una famiglia estesa; ho 22 cugini di primo grado.

Nella tradizione orale si narrano storie avventurose e anche storie di capovolgimenti di fortuna, come quella del terremoto di Messina del 1908 che segnò profondamente la mia famiglia.

I miei cugini più grandi che ebbero la fortuna di conoscere mio nonno materno Oreste, passavano le ore intrattenuti dalle sue storie avventurose di cavalli, feste eleganti, vestiti in preziosi tessuti.

Erano famosi i racconti sulle lezioni di canto lirico, i suoi maestri privati di latino, filosofia e matematica e le sue scorrazzate in bicicletta.

Tutto condito da un buon umore trascinante e da un amore profondo per figli e nipoti.

Era un intrattenitore nato, un talento naturale.

Non ho avuto il piacere di conoscerlo di persona: il suo mito sopravvive nella memoria dei figli e dei nipoti.

Mia madre Ines, è per me la portavoce, colei che mantiene il suo spirito immortale.

Una famiglia di imprenditori dalla quale ho ereditato lo spirito della sfida unito a quello ribelle, più un certo numero di lentiggini sul viso.

Quello che è rimasto, oltre la memoria narrativa è il nostro stemma: un falco bendato in oro che sormonta un colle a tre dossi in campo blu, e tre stelle in oro.

Su richiesta di mia madre ho realizzato lo stemma in mosaico. È conservato nella casa di famiglia.

Mi sembra quasi di percepire la voce dei miei avi: “ce l’hai fatta! Finalmente hai capito.”

Sì, ho capito che tramandare un’eredità preziosa come la storia della propria famiglia ha un valore inestimabile.

Anche tu hai oggi questa opportunità.

Ti svelo ora cosa puoi fare per RENDERE LA TUA IDENTITÀ FAMILIARE ANCORA PIÙ DI ELITE E IRRANGIUNGIBILE:

puoi rendere la tua storia IMMORTALE tramite un’opera materiale, fisica.

Una cosa che posso ammirare, guardare; qualcosa che mantenga il ricordo vivo, proprio come un mosaico artistico, lavorato a mano con i materiali più preziosi ai quali questa arte antica può attingere: smalti vetrosi veneziani, ori a 24 carati e marmi naturali.

Un connubio di tradizioni: il mosaico artistico italiano e la storia della tua famiglia.

Tu che sei possessore di uno stemma di famiglia, puoi raggiungere lo stesso risultato; ricordati però che il mosaico artistico italiano MosArtek NON È PER TUTTI.

Te lo dico subito, tanto per essere chiari fin dall’inizio: io non accetto tutte le proposte e le richieste che mi arrivano.

C’è una rigidissima selezione alla base, c’è il Disciplinare MosArtek da rispettare e io personalmente verrò a fare un sopralluogo alla location dove vorrai posizionare il mosaico; non sempre la location è adeguata.

Ti suggerisco di collegarti a questo link: www.mosartek.ch/it/white-paper-la-location/ e di dare uno sguardo a cosa ho scritto a riguardo.

Buona lettura!

 

Photo/Video Credits

All visuals © SilviaJencinella – MosArtek GmbH