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La Svizzera in Terra Santa

«Qui manca qualcosa, noi non ci siamo! Bisogna provvedere»

Questo fu il pensiero di Padre Gottfried durante un pellegrinaggio in Terra Santa in visita alla Basilica dell’Annunciazione a Nazareth.

Negli anni, la Basilica è stata decorata via via con opere sempre nuove, provenienti dai paesi cattolici dove esista un santuario dedicato a Maria. Si tratta principalmente di mosaici, come dono alla Basilica dalle comunità di più di 50 paesi nel mondo.

Tra questi mancava un’opera proveniente dalla Svizzera, dove si trova uno dei più grandi e conosciuti santuari dedicati a Maria del centro Europa: il santuario della Madonna nera di Einsiedeln, nel canton Svitto.

Un luogo molto conosciuto, visitato e amato anche dai non cattolici: è un’oasi di pace e meditazione immersa nella natura svizzera.

La località ha anche una vocazione turistica, soprattutto per lo sci e il trekking.

Senza dimenticarci del famoso mercatino di Natale che attira visitatori da tutta Europa.

Alcune cose erano già chiare fin dall’inizio; e cioè che l’opera fosse in mosaico colorato, rappresentasse la statua della Madonna nera col Bambino, ritraesse la facciata del santuario, nonché la dedicazione del santuario in tutte e 4 le lingue della Confederazione, il simbolo e la scritta dei Custodi di Terra Santa, avesse le misure di 70x200 cm, come le altre opere già esposte a Nazareth, fosse pronto per inaugurarlo un anno dopo, durante uno dei pellegrinaggi della comunità svizzera.

Il nostro committente aveva le idee chiare su cosa voleva, ma al contempo ci lasciava totale libertà nella scelta dei colori, dei metodi, dei materiali.

Ci siamo messi subito al lavoro sui bozzetti. Scelto quello più adatto, ci siamo subito resi conto che sarebbe stato un gran lavoro, pieno di dettagli, con tessere tutte tagliate a mano che sarebbero arrivate a misurare anche 1 millimetro o meno.

La prima parte che abbiamo composto sono stati l’abito di Maria e il Bambino. La statua originale ha a disposizione più di 26 abiti diversi, tutti fatti a mano da abili artigiani che nel corso dei secoli hanno donato la loro opera al santuario.

Gli abiti vengono cambiati dai monaci a seconda del periodo dell’anno liturgico. Ci sono abiti in svariati colori, rossi, blu, verdi, bianchi, rosa, beige, azzurri etc. Tutti in preziosissime stoffe, sete e broccati, ricamati e cuciti sapientemente a mano.

Ho avuto la libertà di scegliere personalmente quello che secondo me sarebbe stato il più adatto: tra diversi meravigliosi abiti rossi con ricami in oro, ne ho scelto uno realizzato in Tirolo nel diciottesimo secolo.

Ci è stato prezioso l’aiuto del monaco incaricato della cura della statua oggetto del culto popolare, p. Gerold Zenoni, il quale ha “vestito” Madonna e Bambino con l’abito che avevo scelto, e ci ha dato supporto e aiuto nella sessione di riprese fotografiche che sono indispensabili quando si deve fare un’opera di questo genere.

Con la consulenza della ditta Orsoni di Venezia, scegliemmo i rossi più adatti che dessero la sensazione della preziosità della stoffa.

Scelte le 12 sfumature di vero oro, i colori per il cielo, per la natura, per il santuario e la scritta ordinammo il tutto che arrivò puntuale nel mostro laboratorio a fine luglio 2014.

Aprire gli imballi pieni di materiale per il mosaico mi fa sempre lo stesso effetto: è sempre Natale!

I visi di Maria e Gesù, furono una bella sfida. Pochi centimetri quadrati lavorati separatamente su una malta provvisoria per poi staccarli e integrarli nell’opera. Inoltre, avevo già esperienza di incarnati chiari; ma è stata la mia prima volta con degli incarnati scuri, infatti la statua si chiama “Madonna Nera” proprio perché i lineamenti di Maria e del Bambino sono neri, e neri avrei dovuto renderli nella mia opera.

Ci vollero tre mesi per i soli abiti e i gioielli, altro tempo per le scritte, i visi, le nuvole, il santuario ed infine il cielo.

900 ore totali di lavoro, stanchi ma soddisfatti e soprattutto in tempo.

Portammo l’opera al santuario di Einsiedeln, e durante la celebrazione delle Palme, nella chiesa gremita di fedeli e curiosi, l’Abate Urs Federer benedisse l’opera che sarebbe partita due settimane dopo per Israele.

Rimase in esposizione nel santuario per tutta la settimana Santa e la settimana di Pasqua; durante quel periodo mi arrivarono tanti messaggi di complimenti da fedeli emozionati, monaci contenti e amici in visita.

Affidammo l’imballaggio e la spedizione a un’impresa specializzata nel trattare opere d’arte di grandi artisti come Van Gogh, la Fine Art Transports Natural Le Coultre SA di Ginevra, che prese in carico di far arrivare in perfetto stato e tempi precisi la nostra opera a Nazareth.

E il committente? Padre Gottfried era felicissimo, più volte mi ha detto che abbiamo soddisfatto il suo desiderio con un’opera così bella, colorata e splendente: «è esattamente quello che avevo in mente!» ci disse quando la vide per la prima volta, terminato il lavoro.

Adesso ci attendeva il momento più emozionante: il 24 aprile 2015 l’inaugurazione con la partecipazione e il discorso di S.E. l’Ambasciatore Svizzero a Tel Aviv, Dr. Andreas Baum, il suo assistente Herr Dominic Simon Jenny, il commitente P. Gottfried Egger ofm, la presenza dei pellegrini, i francescani e noi.

La mattina era luminosa e calda, il mosaico esposto a est splendeva alla forte luce del sole, ero quasi accecata.

I pellegrini svizzeri erano emozionati e felici di essere anche loro “rappresentati” in Terra Santa.

L’Ambasciatore durante l’aperitivo ha avuto parole davvero splendide per il nostro lavoro, mi ha detto di essere molto colpito.

Ecco il suo discorso:

Venerabili Autorità, stimati Pellegrini, cari concittadini, per me è una grande gioia celebrare oggi con voi l’inaugurazione di quest’opera d’arte spirituale svizzera nella Basilica dell’Annunciazione.

Qui nel cuore della Terra Santa, e come rappresentante della Svizzera, vorrei dedicare alcune parole di riconciliazione. Nel bellissimo, artistico mosaico svizzero, che oggi inauguriamo, è rappresentata la Madonna con Cristo a modello della Madonna Nera di Einsiedeln, la più importante icona mariana della Svizzera. Il mio ringraziamento va a tutti coloro che si sono impegnati nella sua realizzazione, in particolare all’artista, qui presente, perché il tempo era maturo per un simile contributo. Mi guardo attorno e vedo le diverse opere artistiche – credo siano 44 – che rappresentano lo stesso soggetto eppure sono così diverse tra loro, ma tuttavia rappresentano una gradita diversità, un arricchimento per tutti: proprio come singole pietre del grosso mosaico che è questa Chiesa; e il mio cuore si riempie di speranza. La speranza che il mosaico complessivo di questa Basilica possa essere modello che si realizza nei paesi del Vicino Oriente, lacerati dai conflitti. Che prospettive e punti di vista diversi, lingue diverse e differenze culturali non siano più interpretate come minacce ma come vantaggi.

Mi rallegro della varietà – che tra l’altro è un valore tipico svizzero, per la cui tutela l’Ambasciatore Svizzero in questo Paese si impegna in modo particolare – per la quale ora anche il più importante luogo di pellegrinaggio mariano della Svizzera è rappresentato qui a Nazareth. Storicamente la Basilica di Einsiedeln fu sempre un importante luogo di raccolta, un luogo di conciliazione in cui svizzeri tedeschi, romandi e ticinesi erano comunque i benvenuti, un luogo di riappacificazione. Possa questo mosaico portare un po’ di questo spirito di Einsiedeln a Nazareth e nell’intera regione.

Anche in Svizzera ci furono tempi in cui la varietà – diversi gruppi linguistici, diverse confessioni, diverse rappresentazioni di Stato e società – non fu considerata un dono. Ma proprio in tempi simili è importante che gli uomini possano innalzarsi e aspirare a valori di comunione. Proprio come Niklaus von Flüe, il Santo Patrono della Confederazione Svizzera, che già nel XV secolo di fronte all’escalation dei conflitti nella vecchia Confederazione non ebbe timore di esortare tutti alla pace. “La pace è comunque in Dio, perché Dio è pace” e perciò i Cantoni svizzeri dovevano vivere in pace con se stessi e con i vicini. Una visione che non può apparire utopistica anche in questa regione e in questi tempi. La speranza nella pace per gli uomini del Medio Oriente, una regione che così spesso fa notizia per i conflitti, la sofferenza e la persecuzione per motivi religiosi – gli orrori della Siria non sono lontani da qui – questa speranza non va mai scambiata con la rassegnazione, o l’accomodarsi allo status quo. La nostra presenza oggi, questo bel dono di un mosaico, è un segno forte della nostra speranza nel potere della riconciliazione.

Ringrazio ancora una volta per l’amichevole invito e auguro a tutti voi ogni bene sul vostro cammino attraverso la Terra Santa.

A distanza di più di due anni riceviamo ancora belle testimonianze da parte delle persone che visitano la Basilica dell’annunciazione.

Questo ci rende orgogliosi e felici, e ci spinge a far sempre al massimo il nostro lavoro.

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